Page 50 - Jacobello del Fiore - His Oeuvre and a Sumptuous Crucifixion
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dettagli che cadono sotto il suo occhio sen-         della composizione e dall’intelligente cal-
sibilissimo: le due porte cittadine che in-          colo formale che presiede alla sua im-
quadrano la scena sono attentamente                  postazione, ma non avevo certo avuto modo
decorate con targhe e modanature di diversi          di accorgermi del preziosismo cromatico ed
colori, in modo da pervenire, anche per              esecutivo che la connota, rendendola
questo aspetto, a una visione assai raffinata e      abbagliante.
preziosa. Come ha peraltro dimostrato la
ripresa riflettografica eseguita in questa              Il quadro non costituisce in effetti una
occasione, il risultato finale, anche nei suoi       novità: si tratta anzi di un’opera ben nota
più minuti effetti decorativi, era già del           agli studiosi e più volte pubblicata. Il primo
tutto previsto nel momento in cui l’artista si       a occuparsene fu Edoardo Arslan, che in un
accinse a dipingere la tavola, tracciando un         articolo apparso nel 1960 sulla rivista
minuzioso disegno preparatorio, rifinito in          “Commentari”, l’attribuì al pittore Alti-
ogni minima parte, che è stato poi seguito           chiero da Zevio3. In seguito Plinia Pet-
con grande attenzione durante l’intervento           tenella, autrice di una monografia sul
pittorico ( Figg. 4 e 5).                            pittore veronese, ne rilevava l’alta qualità
                                                     parlando di (Figg. 4 e 5) e ne rilevava le
          eee                                        affinità compositive con la Crocifissione
                                                     affrescata da Altichiero nell’oratorio di San
      DA ALTICHIERO A JACOBELLO,                     Giorgio a Padova ( Fig. 6), ma preferiva in
                PASSANDO PER                         ultima analisi riferirne la paternità a un
                                                     artista veronese attivo intorno al 1350-60,
          FRANCESCO DEL FIORE                        in una fase dunque precedente l’attività nota
                                                     di Altichiero4. Ancora sotto il nome di
   Il dipinto non è sempre stato apprezzato          Altichiero la tavola venne tuttavia presentata
per i caratteri che abbiamo evidenziato. Fino        nel 1964 a una mostra di dipinti antichi
al recente restauro, condotto a Firenze, la          tenuta presso la galleria Levi di Milano5.
cromia si presentava assai sorda e scura per         Vent’anni dopo, nel 1984, avevo modo a mia
la presenza di antiche vernici ingiallite, tali      volta di studiarla dal vero a Londra, dove si
da cancellare del tutto l’originaria son-            trovava in proprietà alle I. & G. Ltd, Londra,
tuosità del colore2. Al momento del mio              che nel maggio 1986 l’hanno poi esposta a
primo incontro con questa straordinaria              una mostra tenuta presso la propria sede
tavola, avvenuto una ventina d’anni fa, ero          milanese di San Paolo Converso, sotto il
rimasto molto colpito dalla monumentalità            nome di “ Pseudo-Altichiero” 6.

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