Page 57 - Jacobello del Fiore - His Oeuvre and a Sumptuous Crucifixion
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sembra ormai prevalere. Circa la datazione            figurative di segno più arcaico. Dopo aver
Mauro Minardi ha notato che ben dif-                  notato nella figura del Cristo una spiccata
ficilmente “si potrà situare prima del 1390           affinità con i Crocifissi del giovane Jacobello
circa (Fig. 14), visti taluni indizi del costume      del Fiore, sulla sommità del trittico di
evidenti nell’Andata al Calvario di Hampton           Stoccolma e nella tavola del Museo Puschkin
Court, dove un accolito indossa calzature             di Mosca, De Marchi concludeva poi che “la
vistosamente à la poulaine e un abito dal             cedevolezza più gotica di questo dipinto ci
collo a calice”39.                                    permette di immaginare un’evoluzione del
                                                      maestro ben oltre le siglature un po’ dure ed
   Le opere legate alla Madonna col Bambino           arcigne delle opere trecentesche”.
già in palazzo Giovanelli a Venezia aggiun-
gono altri dati interessanti, ma confermano              Di concezione più severa risulta il trittico n.
sostanzialmente la cronologia già intravista.         14 delle Gallerie dell’Accademia di Venezia
Assai bella doveva essere, a giudicare dalle          raffigurante la Madonna dell’umiltà e la Pietà e,
fotografie, la stessa Madonna Giovanelli              negli sportelli laterali, San Giacomo e San
( Fig. 7) 40: su fondo blu, essa si connotava         Francesco42, che già Longhi aveva avvicinato alla
per il tenero gesto d’affetto tra la madre e il       Madonna Giovanelli (Fig.7). Le figure, eseguite
figlio e per le cadenze già tardo-gotiche del         su fondo oro nella tavola centrale e su fondo
manto. Stilisticamente essa appariva dunque           rosso in quelle laterali, si connotano per un
assai prossima al grande Crocifisso con i             accento aspro e sgarbato, ancora mar-
dolenti e santi di collezione privata francese        catamente trecentesco, sottolineato dalla
( Fig. 16) 41, un’opera assai capziosa nella sua      costante volontà di accusare gli spigoli, ad
complessa organizzazione figurativa, in cui           esempio mediante il serpeggiare delle lumeg
De Marchi notava giustamente, insieme alla            giature sui crinali delle pieghe. Il ricorso a
“misura monumentale [che] deriva al                   sottili stesure di oro “a conchiglia”, ad esempio
maestro dalle simpatie giovanili per                  nei motivi floreali sul manto della Vergine o
Altichiero e Jacopo Avanzi”, anche “flessioni         nella croce retta in mano da Francesco, ri-
gotiche più accentuate che non nella serrata          chiama peraltro i preziosismi della Crocifissione
Crocifissione ora Matthiesen”, per soffermarsi        Matthiesen; e in direzione già moderna si
sulle singolarità della veste cromatica, carat-       esprimono la scrittura capziosa ed elegante
terizzata da “sfumature dolcissime e cariche          della Madonna e il modo con cui, nella figura
di luce”: un dato che, dopo il restauro,              di San Giacomo, le pieghe si aprono a ven-
emerge in realtà anche nella Crocifissione            taglio sul terreno secondo un andamento
Matthiesen, sia pure all’interno di scelte            capricciosamente decorativo43.

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